favoletta per bambine stupide

Nel paese Distante, dove le regole erano sovvertite e la realtà era ancora più bizzarra, nel confine sinistro dello Swiss Camp, Nathan si svegliava poco prima dell’alba con i neri ricci arruffati e scompigliati, ma incurante di ciò uscì in pigiama e si diresse verso la collina. Le strade di Distante accoglievano di buona lena i passi del giovane che sorrideva ad ogni albero e pianta ringraziando il nuovo giorno. La renna Rudolph col suo grande naso rosso si avvicinò al giovane che passeggiava e gli chiese se non avesse freddo, in pigiama fuori con il freddo e la neve. – A Natale non posso aver freddo, con tutto questo calore sprigionato dal mondo e dall’affetto sprigionato dalle persone- Rudolph sorrise, e portò il ragazzo in groppa fino alla collina.

La renna, fatto scendere Nathan alla sommità della collina, preme il naso sulla guancia del ragazzo in segno di saluto e si dirige a fare le proprie mansioni mattutine. Il paesaggio è il solito, il paesaggio è magnifico, l’alba, la sorella minore del tramonto, è meno ricca di colori ma più piena di significato, la fine della notte, la luce che si rinnova, lasciando distante la notte per un po’ ma creando al tempo stesso le lunghe ombre del dubbio che di notte sembrano dissolversi. La parte ad Est della collina è l’unica sgombera da alberi, e questo la rende il posto ideale dove guardare l’alba e farsi travolgere dalla speranza e dai dubbi sul giorno che nasce. Nathan aveva ben chiaro i propri piani e non voleva che nulla interferisse con gli stessi in una chiara giornata Natalizia come quella.

Occhiotorvo, il gufo giornalaio di Distante, si fermò alla vista del ragazzo;

-Buongiorno signorino, non sarà mica ancora sveglio perché ha passato la notte con quei balordi dei vampiri, vero?- chiese il gufo severamente, Nathan sorrise e rispose –No signor Gufo, ieri sera mi sono addormentato presto e stamattina volevo vedere l’alba, non amo passare le notti fuori a fare quel che fanno i vampiri, mi sembra un modo stupido per dimenticare dove è la felicità e quale è il confine tra felicità e divertimento.

-Bravo ragazzo! Così si fa, certa gentaglia è meglio lasciarla a sé stessa; rispose Occhiotorvo fiero.

-Non la penso così io, signore, non credo che sia compito nostro giudicare il modo di vivere di qualcuno che non siamo noi, a meno che questo non ci tocchi direttamente o ferisca qualcuno dei nostri simili. Ho molti amici tra i Vampiri e molti di loro mi sono stati vicini in momenti difficili.

-Beh, buh, beh- sbottò il Gufo –si vede proprio che lei è un giovincello e ancora non capisce, ma mi dica, quale è la felicità per lei, signorino?-

-Beh, l’amore, ad esempio, e non come esempio fra tanti, ma l’esempio perfetto che può essere approssimato anche in altre cose- disse con gli occhi e il cuore pieni di speranza Nathan.

-Ragazzo queste sono chiacchiere da bar! L’amore non esiste-

Nathan non riuscì a trattenere una risata, che si forzò di soffocare velocemente, il gufo allora lo guardò severamente(come era solito fare quando si sentiva deriso) e attese spiegazioni.

Il ragazzo si scusò velocemente e sorrise, ma Occhiotorvo esigeva sapere il motivo della risata.

-Beh, mi sembrava semplicemente buffo che la persona che più di tutte ama se stessa non credesse nell’amore.

-Beh, buh, beh, bah.- sbottò di nuovo il gufo, e se ne volò via senza commentare.

-Ops- disse ad alta voce il ragazzo rimasto solo, che poi si distese con aria colpevole sul prato verde della collina.

-Nathan!

Disse una voce femminile dietro di lui, una voce di quelle che scalda il cuore e le mani. Foschia, la vicina di casa di Nathan, di qualche stagione più grande di lui e con quei buffi capelli rossi ricci sulla testa tonda.

Nathan si girò e fece cenno alla ragazza di sedersi vicina a lui.

-Che ci fa la regina dei pigri in giro a queste ore del mattino, mia cara?- chiese il ragazzo.

-Niente, niente, in realtà non riuscivo a dormire per via di un brutto sogno e ho deciso di fare una passeggiata, sono felice di vederti qui. Sei l’unica persona che è possibile trovare in giro a queste ore improbabili, sei così…-

Foschia non finì la frase perché si accorse della preoccupazione velata dal sorriso del ragazzo –Che c’è?- chiese subito lei.

-Niente, sono solo un po’ preoccupato perché ho fatto arrabbiare il vecchio Occhiotorvo mancandogli di rispetto!-

-Gli hai di nuovo lanciato la cacca di cane sulla gabbia!?- chiese la ragazza preoccupata

-No no, non farei più una cosa del genere, non sono più un ragazzino, stavamo parlando di amore e lui mi ha detto che l’amore non esiste-

-E tu credi che esista, Nath?-

-Più che crederci ho fatto un atto di fede, ho deciso fidarmi di quello che so a riguardo e di quello che sento quando vedo certe persone.

-Certe? Chi?

-Beh, una.

-Chi?- chiese Foschia, con un tono che Nathan non riusciva a smistare fra curioso e interessato.

-Comunque gli ho detto che mi sembrava fosse divertente che lui non credesse l’amore- disse Nathan divincolandosi da quel discorso complicato –perché non conosco nessuno che ami se stesso quanto lui.

Foschia si mise a ridere sguaiatamente, poi diede un bacio nella guancia a Nathan e disse, in tono più serio

-Non c’è nulla che possa farti scendere a compromessi e ti faccia tenere la lingua fra i denti, eh?

E Nathan guardò la ragazza negli occhi e disse

-Foschia, ma tu credi nell’amore?

Fine.

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