Storia d’amore mal raccontata.

Quindi te ne sei andata, ma non nella misura in cui se ne vanno le persone, ma nel modo in cui se ne vanno i sogni: lasciando un sapore amaro di bugia in tutto il corpo. Perché ora a pensare a tutto ciò che siamo state, io e te, rido. Rido della stupidità di aver creduto a tutto quello che stavo vivendo, non pensando che ovviamente, non poteva essere più che un sogno, per la mia incapacità di vivere certe situazioni. Infatti non sto dando la colpa di nulla a te, è solo colpa mia, è solo causa mia il vuoto che ora albergherà sicuramente dentro di te, e mi dispiace, amore, mi dispiace. Quello che voglio fare, è lasciare questa lettera nel nostro nascondiglio, dove ti ho lasciato l’anello più di sei mesi fa. E se la prenderai, io te ne lascerò un’altra, e poi un’altra ancora, e poi un’altra ancora. Non voglio che torni da me, ma ti prego, torna da me.

Per sempre tua, Molly

-Quindi come è andata? Le hai parlato?
-No, mi ha lasciato una lettera. Più che una lettera, un messaggio lungo scritto su un foglio.
-Quindi, che hai intenzione di fare?
-Niente, la rimetterò a posto, in modo che creda che io non l’abbia letta.
-Non credi di stare esagerando?
-Tu non puoi capire.

Quindi hai lasciato la lettera a posto, però sono sicura che hai visto che era lì. Non potrei credere che tu non guardi nemmeno più nel nostro posto. Questo posto siamo noi, Polly, siamo vissute attraverso questo posto, è grazie a questo posto se ci siamo conosciute, non puoi aver abbandonato questo posto per colpa mia. Ti prego, rispondi alla lettera, o almeno fammi capire che l’hai letta, e se me lo chiederai, smetterò di scriverti per sempre.

Mi manchi, Molly

 

Ti ha scritto di nuovo?
-Sì, ma non capisco cosa lei speri di ottenere così. Mi sta scrivendo frasi da cioccolatino, è come se avesse paura di confrontarsi realmente con me. Di una Monica senza spina dorsale, non so cosa farmene.
-E poi adesso c’è Giovanni, giusto?
un fugace ghigno nel volto di Patrizia.

Non costringermi a venire a casa tua, e rispondimi subito: chi è lui? Lo sai che non può capirti quando me, lo sai che non può vederti come me. Come osi? Dimenticarmi così velocemente, dopo tutto quello che abbiamo passato insieme. Lo sai che io e te brilliamo della stessa luce, lo abbiamo capito entrambe, subito. Non una persona diversa da Noi  potrebbe cogliere il vero splendore dentro di te. Lui non è come noi! Allontanati da lui! Ti prego, Polly, ti prego. Io sono qui, perdonami, perdona l’imperdonabile, ti prego.

Molly

-Ti stai solo divertendo a farla soffrire?
-Sì, e quindi? Tu sei mia amica, dovresti supportare queste genere di cose verso chi mi ha fatta soffrire.
-Infatti lo faccio, mi divertito a constatare l’ovvio, però, Molly, lei non ha fatto nulla di così grave perché tu ti diverta a giocare con lei.
-Lei è conscia del male che mi ha fatto, tu non puoi sapere e non puoi capire
-Ahahah, dai, fammi rileggere cosa ti ha scritto quella scema
-… non è scema. Semplicemente è innamorata.
-Be’, tu hai Giovanni, che te ne importa.

L’aria pesante di una stanza chiusa per tutta la notte, un solo letto, due persone. Giovanni la guarda dormire.
-Cosa c’è che non va?-  lei finge di dormire, lui se ne è accorto.
-Niente, mi piace che tu mi guardi mentre dormo-
-No, ti piace che ti guardi mentre tu pensi ad altro.

Due lettere sono scomparse. Quindi le hai lette. E se non ci tenevi a nasconderlo, vuol dire che ciò che sto facendo ha ancora un significato. Perdonami, c’è una persona che ti ama, Polly-Jean, lei ti ama, Polly-Jean.
Torna da me.
Ti ho scritto un’altra canzone, sai? Il giro è di Sol, in quattro quarti, non sembra nemmeno mia, assomiglia un po’ a Wish You Were Here, l’ho fatto per te, per me non avrei mai composto una canzone del genere. Vorrei fartela sentire, la suonerò in camera, alle dieci e trenta post meridiane, anche se è inverno, terrò la finestra aperta, e non mi curerò di chi ci sarà a sentire senza che io veda

Molly

Quella sera, sotto la camera, qualcuno seduto sotto la finestra aspettava l’inizio della canzone. Una coppia, lui, alto sicuro e affettuoso, Giovanni, lei, divertita e  all’apparenza disinteressata. Polly scoccò un bacio sulle labbra del ragazzo, e sperò che il rumore volasse dentro la finestra aperta, una provocazione, un gesto infantile. Una ragazza, dentro la casa, seduta sul letto con una chitarra in braccio si schiarì la voce, poi sbuffò. E poi si alzo in piedi, la tracolla a fiori regalata da Polly  stessa reggeva la chitarra rossa che avevano comprato insieme, un altro sbuffo:

Sol, Sol, Mi minore, Mi minore, La minore, La minore, Re settima, pausa e da capo.

Il ritmo così lento, Patrizia immaginava il muovere lento delle mani di Monica su quelle economiche corde in nylon, Giovanni capiva l’importanza del momento, avrebbe potuto abbracciarla, avrebbe potuto usare il tutto a suo vantaggio forse, ma non ci provò nemmeno, allontanò anzi il braccio che cingeva i fianchi della ragazza; la situazione non era ben definita nella mente del ragazzo, ma sapeva che il momento che stavano vivendo sotto la finestra non sarebbe stato un leggero passatempo di cui ridere, anche se sapeva che Polly ci credeva davvero, prima di sentire quei 4 maledetti accordi. Purtroppo l’amore, quanto più è vero, tanto meglio si nasconde dentro di noi. Purtroppo l’amore, quanto più è vero, tanto più facilmente riaffiora, freddo e caldo come la lama di un coltello impugnato con vigore dalla parte sbagliata.

Poi, la voce.

“Mi dispiace, non riuscire a dire ciò che vorrei”

Solo questa frase, ripetuta per quasi tutta la canzone, alternata a lunghe fasi in cui si sentiva solo la chitarra e il tempo battuto col piede, che a volte si arrampicava su per la canzone come fosse un’edera e ne prendeva il controllo, la chitarra rimaneva in quattro quarti, quel ritmo semplice e tanto caro a Molly, i piedi invece Jazzavano, ora veloci, ora lenti, rispecchiando l’anima di Polly.
Due anime si incontravano in una canzone e vivevano insieme in una camera stretta e sporca, grazie a delle corde di Nylon economiche e a un passato insieme, “hai sempre avuto ragione, non c’è limite a ciò che può fare la musica, ma le mani devono essere esperte e i sentimenti che le guidano devono essere reali”
Poi, dopo pochi minuti così, la frenesia ritmica si placò, rimase il quattro quarti in accordi secchi e ripetuti, e la frase, fino a lì ripetuta come un mantra, cambiò.
“Mi troverai, se lo vorrai, nel nostro giardino, fino a quando pioverà a dirotto”, e venne ripetuta non più di quattro o cinque volte, prima che la voce si spezzasse in un pianto sommesso, i piedi ricominciassero a battere come pazzi e la ragazza, a nudo dei suoi scudi, ormai pura esternazione sentimentale e viscerale, biascicando fra le lacrime, recitò l’ultima frase l’ultima frase:“oppure, ti rivedrò, nella prossima vita”.
I piedi si fermano, gli accordi, invece, continuano, poi svaniscono pure loro.
Molly, con estrema calma, sbuffa di nuovo, singhiozza, si avvicina alla finestra e la chiude.
Polly invece si guarda intorno, poi, piange.

-Probabilmente è ora che vi riconciliate, Polly-Jean;  disse accarezzandole la mano
-Non voglio, non ancora. Però, forse, lo farò.
-Spero che sia il più tardi possibile, intanto, io, sarò qui.

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