Chlebnikov

“Lo scopo dell’associazione di Chlebnikov, è creare un’unione di uomini che accettino di cambiare il proprio modo di pensare in conformità con le nuove scoperte scientifiche, e dicontrapporre il loro governo, un governo del tempo, ai governi dello spazio, che rispondono a una logica vecchia e malandata.
Gli aderenti vengono chiamati inventori, e sono intesi come opposti agli acquisitori, o consumatori, che vivono secondo le leggi della famiglia e del commercio e conoscono una sola parola: mangio.” Paolo Nori, Pancetta.
…e quindi mi sono innamorato di questo Valimir Chelbnikov, del quale su amazon.it si trovani 2 libri, uno lo ho già, una raccolta di poesie, l’altro costa 45 euro, è in inglese, e di 90 pagine. E’ un mondo vagamente antipatico.

“Quando c’era Adamo e Eva,
Chi vinceva, chi perdeva?” 47 poesie facili e una difficile, a cura di Paolo Nori

La signora Lenin

un poema di
VELIMIR CHLEBNIKOV

Personaggi:
Voce della Vista
Voce dell’Udito
Voce della Ragione
Voce della Memoria
Voce della Paura
Voce del Tatto
Voce della volontà.

TEMPO DELL’AZIONE: due giorni nella vita della signora Lenin, separati da una settimana.
Penombra. L’azione si svolge davanti a una parete nuda.

I Atto

Voce della Vista. E’ appena finita la pioggia e sulle estremità curvate del giardino buio pendono gocce di acquazzoni.
V. dell’Udito. Silenzio. Si sente qualcuno aprire il cancello. Qualcuno cammina sul sentiero del giardino.
V. della Ragione. Dove va?
V. della Fantasia. Qui si può andare in una sola direzione.
V. della Vista. Gli uccelli si sono alzati, spaventati da qualcuno.
V. della Fantasia. Dallo stesso che ha aperto la porta.
V. dell’Udito. L’aria è colma di un fischio terrorizzato, rimbimbano passi sonori.
V. della Vista. Sì, si avvicina col suo passo non affrettato.
V. della Memoria. E’ il dottor Loos. E’ venuto non molto tempo fa.
V. della Vista. E’ tutto in nero. Il cappello abbassato sui ridenti occhi azzurri. Oggi, come sempre, i suoi baffi rossicci sono sollevati verso gli occhi e il viso è colorito e sicuro di sé. Sorride, è come se le sue labbra dicessero qualcosa.
V. dell’Udito. Dice: “Buongiorno, signora Lenin”. E anche: “Non trovate che oggi sia una splendida giornata?”.
V. della Vista. Le sue labbra ridono con disinvoltura. Sul suo volto c’è l’attesa di una risposta. Il suo volto assume un aspetto severo. Il suo volto e la sua bocca assumono un’espressione ridente.
V. della Ragione. Fa finta di perdonare il silenzio. Ma io non risponderò.
V. della Vista. Le sue labbra assumono un’espressione insinuante.
V. dell’Udito. Chiede di nuovo: “Come va la salute?”.
V. della Ragione. Rispondigli: “Benissimo”.
V. della Vista. Le sue sopracciglia si sono mosse giocosamente. La fronte è corrugata.
V. dell’Udito. Dice: “Spero che…”.
V. della Ragione. Non ascoltare quello che dice. Presto ti saluterà. Presto se ne andrà.
V. dell’Udito. Continua a dire qualcosa.
V. della Vista. Le sue labbra non smettono di muoversi. Ha uno sguardo molle, implorante e gentile.
V. della Congettura. Sta parlando di qualcosa di necessario.
V. della Ragione. Lascia che parli. Non avrà risposta.
V. della Volontà. Non avrà risposta.
V. della Vista. E’ meraviglioso. Fa un movimento con la mano. Un movimento timido.
V. della Ragione. E’ necessario dargli la mano, un rito insopportabile.
V. della Vista. Il suo tubino nero fluttua nell’aria, si solleva e ricade sui riccioli rossicci. Si è voltato con le nere spalle diritte sulle quali c’è un pelo caduto da una spazzola. Si allontana.
V. della Gioia. Finalmente!
V. della Vista. Diventando sempre più scuro, balena tra gli alberi.
V. dell’Udito. Sento dei passi in fondo al giardino.
V. della Ragione. Non tornerà qui.
V. dell’Udito. Il cancello sbatte.
V. della Ragione. La panchina è umida, fredda, tutto è silenzioso dopo la pioggia. L’uomo se n’è andato, torna la vita.
V. della Vista. Il giardino umido. Il disegno di un cerchio tracciato da qualcuno. Impronte di passi. Terra bagnata, foglie bagnate.
V. del Giudizio. Qui soffrono. C’è il male, ma non lo combattono.
V. della Coscienza. Il pensiero vincerà. Tu, solitudine, sei la compagna del pensiero. Bisogna evitare gli uomini.
V. della Vista. Colombi che si posano. Colombi che volano via.
V. dell’Udito. Si è aperta di nuovo la porta.
V. della Volontà. Taccio, evito gli altri.

Fine del I Atto

II Atto

V. della Coscienza. Le mani si sono mosse e le dita incontrano il freddo nodo della camicia. Le mie mani sono incatenate, i piedi scalzi, e sento il freddo del pavimento di pietra.
V. dell’Udito. Quiete e silenzio. Io sono qui.
V. della Vista. Cerchi azzurri e rossi. Roteando, continuano a spostarsi. Buio. Lucerne.
V. dell’Udito. Di nuovo passi. Uno, due. Fanno rumore perché tutt’intorno c’è silenzio.
V. della Paura. Chi è?
V. dell’Attenzione. Andavano verso là. Hanno cambiato direzione. Ora vengono qui.
V. della Ragione. Qui, solo da me. Vengono da me.
V. dell’Udito. Si fermano. Tutto è silenzioso.
V. del Terrore. Presto la porta si aprirà.
V. dell’Udito. Schiocca la chiave.
V. del Terrore. La chiave gira.
V. della Ragione. Sono loro.
V. della coscienza. Ho paura.
V. della Volontà. Ma la parola non verrà pronunciata, no.
V. della Vista. La porta si è aperta.
V. dell’Udito. Ecco le loro parole: “Signora malata, siate così gentile di venire. L’ha ordinato il medico”.
V. della Volontà. No.
V. della Coscienza. Tacerò.
V. della Vista. Sono tutti intorno.
V del Tatto. Una mano sfiora la spalla.
V. del Ricordo. …un tempo bianca.
V. del Tatto. Hanno sfiorato il pavimento i capelli.
V. del Ricordo. …neri e lunghi.
V. dell’Udito. Dicono: “Tienila per la testa, prendila per le spalle. portiamola. Andiamo”.
V. della Coscienza. La portano via. Tutto è finito. male universale.
V. dell’Udito. Giunge la voce: “La malata è stata trasportata?”. “Macché!”.
V. della Coscienza. Tutto è morto. Tutto muore.

Fine

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