La parte uno di una cosa che non avrà una parte due.

Punpun in cucina.

Lasciami stare, dai, almeno per adesso”, ma poi invece anche mentre mi alzo dalla sedia c’è questa voce insistente nel mio orecchio sinistro: non è proprio una voce vera, proviene dalla mia testa.
La cucina  è un disastro, lo scolapasta è in equilibrio precario sopra una montagna di stoviglie da lavare, ma non importa, non ci deve entrare nessuno qui, non in questi giorni, che sto studiando e scrivendo.
Intanto la voce continua mentre mi metto i guanti lerci, continua mentre sollevo la pentola dal fuoco, mi dimentico di spegnere il fornello, una voce fastidiosa e femminile da dentro la mia testa al mio orecchio sinistro.  “Ma cosa fai?” continua la voce, come in loop continuo: “ma lo sai mica che la pasta si scola almeno due minuti dopo il tempo indicato nella confezione?”.
-Oh ma muori!- rispondo indispettito ad alta voce  -che davvero, mi fai un favore se muori eh, tu e Dartagnan.
“Dartagnan?”
Perché a volte la voce di Volpina nella mia testa, mica si limita a ripetere in loop le cose che mi diceva quando stavamo insieme.
No, a volte prende vita e inizia a fare pure discorsi, a domandare, a ribattere, questa vocina nella mia testa.
-Sì, Dartagnan, quel coglione di Dartagnan. Ora, via, che devo ascoltare un disco e i tuoi commenti sarebbero superflui.
Il primo pomeriggio infatti si spiana, tutto in discesa, se c’è una cosa che la voce di Volpina non può scalfire è la musica, la musica no. In quei momenti ho il cervello troppo occupato, per lasciar spazio a Volpina.
A volte ne parliamo poi, delle cose che ascolto, e questa cosa che adesso la sua voce vive nella mia testa rende i suoi commenti molto meno banali e più interessanti di quando quei commenti li faceva lei davvero.
Eh, mica stavo con lei perché faceva commenti interessanti, diciamocelo, e quindi un upgrade è stato necessario per continuare la nostra convivenza.
Adesso infatti siamo tre inquilini in questo appartamento: Io, che sono Punpun, 25 anni, alto più del 90% della popolazione mondiale, con pochi capelli in testa, occhi azzurri e sorriso compagno infaticabile per inerzia, che non capisco quasi mai il senso e l’utilità di quello che mi dice la gente, quindi sorrido che a loro piace; poi c’è La Voce di Volpina, spettro del passato a tormentare il mio presente, e Basho. Che è il fantasma che infesta questa casa.

Io non lo so se Basho esista davvero, però ho il sospetto di sì e credo anche sia uno spettro amichevole, un amico, ogni tanto gli parlo, ogni tanto  mi fa i dispetti, mi fa sparire le cose. Però sempre cose leggere e carine, gli voglio bene, a Basho, l’ho chiamato così perché sotto le assi del pavimento della camera ho trovato un quaderno, ingiallito e vuoto. O meglio, quasi vuoto. Infatti nella quart’ultima pagina c’era scritta questa cosa:

“hana ni asobu
ab una kurai so
tomosuzume”

Che è un Haiku di Basho, una roba da giappominkia, un amico giappominkia mi ha spiegato anche cosa sono gli Haiku, delle poesie più piccole. Che c’hanno tutto piccolo questi orientali. E questa cosa in giappico significa qualcosa come “amico passero, risparmia il tafano che gioca tra i fiori”
A me mi viene da pensare a Volpina quando leggo questa roba; nel rapporto con volpina mi sono sentito un po’ prima passero e poi tafano. E poi adesso invece quel Dartagnan lì, il suo nuovo ragazzo, lo collego al tafano, a Taffano, anzi.
Taffano è un personaggio discutibile di quella vecchia canzone di quel gruppo italiano, quella in cui lui, il protagonista, viene rifiutato per questo qui che si chiama Taffano, l’antagonista, e poi il protagonista dice “eh va be’ ma vuoi che mi metta una scopa in culo e ti pulisco la stanza?”. Una cosa del genere.

Che poi la cosa più divertente di tutte è che Volpina l’ho lasciata io. E adesso sta’ con Dartagnan. Ma come si fa a stare con uno come Dartagnan dico io? Che Dartagnan è un soprannome che gli ho dato io, ma comunque uno con un soprannome del genere proprio non si può.
Che io a lui lo conosco da prima di chiunque, che quindi infatti essendo che lo conosco da prima dovrebbe dare dovere alla mia ex ragazza di non mettersi con lui.

Ex ragazza. Come se un rapporto come il nostro fosse sintetizzabile in una espressione del genere. Che lei me lo diceva sempre che dopo di me non ci sarebbe più stato niente, che non potevo lasciarla perché non avrebbe più amato nessuno, che infatti ero il massimo possibile nella scala delle emozioni.
Eh, infatti, ben vedo eh. Ma vaffanculo, massimo possibile nella scala delle emozioni la sorella birichina di Gesù Bambino.

Che poi gli dice le stesse cose che diceva a me, che io non mi piace Internet ma su facebook un giro ce lo faccio per spiare un po’ TaffanoDartagnan e Volpina, e che si scrivono le stesse cose e si condividono le stesse canzoni come che ci condividevamo Noi quando eravamo giovani.
C’è una cosa che mi da fastidio più di tutte: Dartagnan è uno di quelli che scrive usando un sacco i puntini su ogni frase, così, a cazzo, che infatti ha ben detto la mia amica Nana che è il suo cervello si prende una pausa e prende aria, e siccome il cervello è particolarmente piccolo servono pause particolarmente lunghe, che se uno scrive così boh,- gli faccio un buco nel cervello, nella scatola cranica, così il cervello prende aria meglio e magari vede pure gli Homuculus che mi piacerebbe proprio vedesse l’Homunculus di Volpina,  ‘cordoglio.
Che questa cosa degli Homunculus viene da un fumetto di giapponese, di quelli che si leggono al contrario, un’altra roba che mi passava quel mio amico giappominkia, in pratica questo si faceva un buco nel cervello, nella scatola cranica, e dopo vedeva la vera essenza delle persone, e questa vera essenza lui la chiamava Homunculus, o una cosa così. Ho smesso di seguirlo questo fumetto nel momento in cui lui il protagonista ha bevuto il suo stesso succo di palle, che è una cosa un po’ troppo per me che sono  di stomaco debole, ‘cordoglio.

Poi ho finito di mangiare e mi alzo, e penso che il cielo oggi è proprio bello e limpido e azzurro ed è la giornata ideale per aprire la finestra e scrivere seduti in casa. Infatti dopo che ho ascoltato il disco che devo ascoltare mi metto a scrivere, che è una bella giornata per scrivere, penso.
Faccio un rapido conto mentre mangio e mi vien fuori che son esattamente 92 giorni da quando Volpina mi ha detto “guarda che è meglio se torniamo amichetti”. Che poi a riguardo di ciò, noi amichetti non lo siamo mai stati. La prima volta che ci siamo visti abbiamo già provveduto allo scambio di saliva ed altre sostanze liquide, quindi io quella cosa lì di “è meglio se torniamo amichetti” non l’ho proprio capita.

-Non è vero che ci siamo scambiati altri liquidi oltre alla saliva al nostro primo incontro!
irrompe la voce nella mia testa, che io rispondo subito –Ho ben pensato di pisciare nel the che hai bevuto.-  che ammetto che me lo ero un po’ preparata, questa risposta.
Quando rispondo così, la voce sparisce e mi lascia stare per un po’, ci rimane male credo. Forse è semplicemente il modo che mi da il mio cervello per prendermi una rivincita.
Rivincita cosa poi, che l’ho lasciata io.
Cioè, diciamo che io ho detto “sì” quando ha detto “forse è il caso che torniamo amichetti”, che quindi è un po’ come se l’avessi lasciata io.

Punpun a letto.

Questo cd finisce con la fare “Wake me up Wake me up” e “If you think this is over you’re wrong”.
Che se fossi una persona normale probabile che struggerei un po’, pensando a questa cosa di Volpina che mi ha lasciato, che adesso torna e mi risveglia da questo incubo, che tra noi non è finita.
Ma c’è un dettaglio rilevante in tutto ciò, che è il motivo per cui non penserei a Volpina ascoltando questa canzone, ed è che Volpina io mica la amavo -così tanto- da lasciar che poi il ricordo di lei mi rovinasse da passare le giornate a vegetare e a gridare “He loves you polly Jean” come fa Nick Cave dopo che PJ Harvey lo lascia. No no, io se torna neanche la voglio, che è stata una roba bella ma è finita, anche perché io con una che è stata con uno come Dartagnan mica ci tornerei, solo che.
Solo che non lo so. Sto tentando di capirlo, è anche per questo che scrivo, per capire come se ne esce, da questa cosa della vocina che dice cose inutili nella mia testa.
Ho fatto questa cosa, comunque, oggi sono andato a rifarmi le foto per il libretto universitario, e mi son fatto la foto con le cuffie alle orecchie, non le cuffie auricolari, proprio quelle grandi e imponenti, non so mica se me le accettano. Però sarebbe divertente.

Citofono.

-Chi è?
-Salve signore, lotta comunista.
-Contro i comunisti ci lotto già, non ho bisogno di niente, grazie, mi spiace.

E riattacco il citofono. Questi risuonano. E io ri-sollevo la cornetta.
Faccio caso all’immagine nello schermetto del citofono e la ragazza che parla è carina, e mi pare di averla già vista

-Volete soldi? – chiedo io, -sì.- mi fa lei, e non aggiunge altro.
-Ah- faccio io, e poi le apro, con la remota speranza di aprire pure lei, poi. Che non è tanto una questione fisica, anche se sembra pure carina quella lì. Ma quel sì detto così mi fa pensare che questa qui ha tante cose dentro da condividere, e cerchiamole, entriamo in contatto, con queste cose dentro di lei. E poi io l’ho già vista da qualche parte, questa qui. Indaghiamo.

Questa sale le scale, suona a tutte le porte ma nessuno apre, sono a riparo dietro i divani con i Kalash imbracciati, presumibilmente.
Poi arriva da me e io –Ma salve!- sorridendo già, già pronto a non capire quello che mi dirà e l’utilità della cosa.
Poi invece mi viene in mente dove l’ho già vista. E non è una bella cosa, ho fatto a botte con uno dei suoi “compagni”, che era un “compagno” in entrambi i sensi  politico e sentimentale per lei. La cosa si mette male, sono imbarazzato, chiudo la porta. Lei la ferma col piede prima del click di conferma chiusura, “Adesso mi picchia pure lei” pensiamo io e la mia virilità e, nel dubbio, sorrido più forte. E invece lei dice una cosa che alle mie orecchie suona proprio come se avesse detto –Va tutto bene, lui era un coglione.
E mi torna in mente quella cosa che volevo aprire qualcosa altro dopo la porta.

E la cosa è stata molto veloce, dopo che lei è entrata in casa, con evidente disinteresse verso i giornali che doveva vendere e con più interesse verso i miei occhi. Che per carità meglio così, se no se le dovevo comprare il giornale prima mi sembrava di andare con una prostituta. Escort, anzi, che adesso non si dice più prostituta e poi lei ti sentiresti anche meno in colpa a chiamarla Escort invece che prostituta, che è così bella, così piccina, così riccia, così.
E succede questa cosa che io è la prima volta che faccio ginnastica di coppia da dopo che Volpina mi ha detto che siamo amichetti di nuovo, e la voce di Volpina scompare del tutto in quei 20 poi 60 –tutto il pomeriggio- minuti.

“Ohibò”

Penso io, molto argutamente, pochi minuti prima che salti fuori che la Voce di Volpina se ne è andata sì, ma invece Basho lo spirito è lì bello presente.
Che la porta sbatte da sola, inspiegabilmente,  mentre lei si spaventa e smette quei rumori esagerati che stava facendo.
Mi stavo divertendo però non ci credevo mica tanto, a quei rumori esagerati che faceva lei.
Dicevo, mi viene in mente che probabilmente sono solo una ripicca perché il tipo la ha lasciata, mi viene in mente quando la porta sbatte che il mio amico Basho l’ha fatta sbattere volontariamente per farmi pensare questa cosa.
Che poi, pensando meglio, potrebbe pure averlo lasciato lei, che le donne hanno bisogno di vendicarsi proprio nel loro DNA, che se qualcuno te lo chiedesse “Vendicati!” dopo che hai lasciato una ragazza saresti pure in difficoltà a vendicarti perché non sapresti proprio di cosa vendicarti. Che a te quando lasci una persona l’ultima cosa che vuoi fare è vendicarti se hai un po’ di sale in zucca. Cosa che mi par chiaro, come dice il mio amico Schopenhauer  in varie forme e concetti, loro donne non lo hanno, il sale in zucca. Come dice il mio buon amico Schopenhauer, poi anche, che è un uomo molto saggio “Il coito è affare esclusivo dell’uomo, la gravidanza, invece, della donna”.
Però poi queste ragazze senza sale in zucca che non dovrebbero mica averci tutti questi diritti che hanno son molto carine e fanno questa cosetta qui che si fa con tutti e due un poco sottosopra vicini vicini e nudi nudi, che è proprio carina anche questa cosa qui che se la fai con un amico al posto che con un’amica non viene mica altrettanto bene. O magari sì, ma ho sempre nutrito un inspiegabile placido disinteresse a riguardo.

Poi l’invito a cena.

-Ma tu, dimmi.
Le faccio io.
Lei mi guarda.
-Tu questa cosa la fai perché vuoi provare l’ebrezza del proletariato, oppure prendi la pillola?

Lei mi sorride e non risponde, io conseguentemente la invito fuori a cena senza alcun motivo razionale. Lei accetta. Io le chiedo se vuole un posto carino o va bene il McDonald’s. Lei mi fa che al McDonald’s non le va per motivo ideologico. Furba. Furba e ingenua, è convinta di avermi messo in difficoltà, ma io me la gioco benissimo e prendo i risparmi per le cene fuori che avevo per Volpina e la porto non dico nel ristorante migliore di tutti, ma quasi.

A cena.

Lei va in bagno, la voce di Volpina torna e mi dice –dovresti controllare Facebook.
Io tiro fuori il cellulare e controllo, Dartagnan ha taggato Volpina in questa roba “Chi anela alla bellezza, chi anela al piacere, chi usa se stesso per compiacere gli altri, chi usa gli altri per compiacere se stesso. Chi si stanca di mettersi alla prova, chi si stanca di chi si stanca di mettersi alla prova.” Un solo mi piace, di Volpina. E te lo credo un solo mi piace, signor Mercedes Benz Dartagnan Taffano , che cazzo è questa puttanata qui?

“Ma lo vedete voi che leggete questa cosa qui cosa mi tocca sopportare? Fortunatamente la mia bellissima tempesta primaverile torna a palesarsi davanti a me.  Con tutta la sua bellezza e la sua spontaneità.”

L’ho pensato davvero, in quel momento, dopo aver letto quella roba su Facebook, l’ho pensato davvero ma mica l’ho scritto su facebook, grande Giove!.
Che poi questa boicotta Mcdonald’s, non sono ben sicuro quale sia la posizione riguardo a facebook della gente che di solito boicotta Mcdonald’s. Glielo chiedo.

Parla un sacco, dice cose interessante, le argomenta bene e gesticola poco, io sorrido.
Malgrado abbiamo passato il pomeriggio a fare quello che abbiamo fatto, lei emana ancora un buonissimo odore. Poi mi chiede se prendiamo una bottiglia di vino rosso e intuisco che lei è la donna della mia vita. Io le chiedo se va bene del Bordeaux lei mi dice che preferisce il Cabernet Sauvignon e mi viene tanta voglia di fare un altro po’ di ginnastica di coppia, e di farla lì, sopra al tavolo del ristorante. Che non si può ma magari negli anni 70’ si poteva. Son per l’amore libero e pubblico io, quando sono con una bella ragazza

Strano. 

Quindi, mentre io e la piccola Cheguevara (piccola perché è alta al massimo un metro e sessanta, con quei capelli ricci e quegli occhi castani) torniamo a casa che lei vuole passare la notte da me e io chi sono per dirle di no, e penso che malgrado io sia strano mi viene da pensare che me la sto cavando piuttosto bene, con la piccola Cheguevara. Che poi,  sentire gli altri, io sarei strano. E io non capisco.
Come quella volta, che avevamo deciso di vederci tutti i mercoledì dopo cena io e il giappominkia.
Il Giappominkia però cena prima di me, quindi arrivava a casa mia che sto ancora cenando, e la prima volta stavo mangiando un piatto di spaghetti al sugo. Li ho finiti e niente. Abbiamo poi: parlato.
La seconda volta, che è stata strana, stavo preparando un piatto di spaghetti allo scoglio come primo e del pesce fritto per secondo, e lui mi fa
-ah ma non sapevo che avevi ospiti, se sapevo non venivo
e io, -ospiti? No no, perché dovrei?
-Beh, stai preparando del pesce
-Beh, avevo voglia di pesce.

E lui mi ha guardato come se fossi un matto e poi la conversazione è finita.

La terza volta poi, invece, stavo mangiando del prosciutto dal contenitore dei cubetti del prosciutto, avevo buttato dentro un po’ di pepe e del pomodoro e lo mangiavo così, alternato a qualche pezzo di pane. Entra lui e mi fa
-ma cosa mangi i cubetti del prosciutto con il pomodoro senza pasta?
-eh, sì, però c’è il pane
-ma perché?
-ma perché ho voglia di prosciutto, dico io che domande che fai.
– ma guarda che quello va mangiato con la pasta.
e io avevo sorriso perché a volte la gente proprio non la capisco.

 

Basho.

Intuisco quando entriamo che Basho, lo spirito blablabla, non è tanto contento di vederci tornare, perché quando apro la porta delle cose cominciano a cadere in cucina, una pila di piatti sul pavimento, SBAMSBARSHSBADAGAIKNODNSWFEAPG TCKIIIIIIN WOWOWOOWO.
La mia compagna rossa si spaventa, io la rassicuro e le dico di stare tranquilla, che probabilmente è solo lo spirito che infesta questa casa.
Questa mi guarda come se fossi matto, per pochi secondi. Io le sorrido e dico –tranquilla, è innocuo, solo un po’ dispettoso.
Lei mi guarda un altro po’ come se fossi matto, poi mi guarda e basta. E poi io non resisto mica a lei che mi guarda e finiamo a fare ginnastica proprio lì, davanti all’ingresso, con Basho che ci guarda, magari.
Finito il tutto, dopo una soddisfacente mezz’oretta, lei mi aiuta a sistemare il caos in cucina, e mi fa
-Ma parlami un po’ di questo spirito, gli hai dato un nome?

Sul letto.

Lei si è appena addormentata, abbiamo parlato a lungo, fuori il sole sorgerà a breve, e la voce ricomincia, acida, mi chiede se l’ho tradita.
Io rispondo sottovoce
-Tradita? Di cosa stai parlando. Guarda che tipo non stiamo più insieme da secoli. Ho il diritto di rifarmi una vita.
“Oh, sì, certo, quanto ti piacerebbe” fa lei sprezzante, proprio con un tono di superiorità che io posso definire precisamente solo dandole della troia, che chiarisce tutti i connotati dei miei sentimenti riguardo a questa vocina bella.
-Lasciami stare, almeno oggi! Sta andando tutto bene!
“Quindi non senti la mia mancanza?” e se ne va così.
Poi, mentre lei, la compagna rossa, apre bocca e mi chiede con chi sto parlando, io mi rendo conto che non so nemmeno come si chiami, questa compagna rossa aspirante proletaria.
Mi rendo anche conto che non mi va di chiedere, non adesso almeno. Nella mia testa, in questo momento, sembra una scelta saggia aspettare che siano passate 24 ore da quando la conosco.
Razionalizzo adesso e mi rendo conto che sono andato a letto con una ragazza di cui non so il nome e che non ho idea del perché sia venuta a letto con me. Mi chiedo quale è il senso, poi mi viene in mente che le cose un senso non lo hanno, e mi metto a ridere da solo.
E io penso che no, oggi non sento la mancanza di Volpina, che almeno oggi vivrò bene, che poi domani pensiamo alla lotta delle classi e a Carl Marx magari, Carl Marx domani e facciamo felice lei, Groucho Marx il giorno dopo che così son più felice io.

Fino a ieri, c’era questa novità.
Che io mi sono addormentato una sera che proprio non ci riuscivo ad addormentarmi perché non stavo pupazzando gli abbracci, e lo dico così perché mi vergogno. Che è una cosa che, una novità fantastica proprio, questa che a 25 anni mi metto a pupazzare gli abbracci. E infatti stasera mica ne sento il bisogno, sarà che in questo letto ci si starebbe stretti, se ci fossero anche i miei due pupazzi, ma credo che preferisco guardare LottaProletaria che non abbracciare i pupazzi. Ecco, l’ho detto.

L’invito.

Alla fine, qualche ora dopo, mi alzo dal letto, ho dormito poco ma sono riposato. E prendo il cellullare che emana luci destinate solo a chi ha una vita sociale. Mi sbalordisco, ho ricevuto un messaggio, lo leggo.
E mi invitano a questa festa di compleanno. Che è di un amico… amico no, un conoscente,  diciamo. Conoscente, conoscente, no. Diciamo un coglione. Diciamo DartagnanTaffanoMercedesBenz, che mi invita al suo compleanno. Che lo so io che c’è un piano malefico di Volpina dietro, che infatti ben ride nel mio orecchio sinistro, io gli do un pugno, all’orecchio sinistro, non la più intelligente delle cose, anche perché pare che LottaProletaria mi guardava.

Che a lei però queste cose strane sembrano non colpire molto, che rido da solo dopo che mi fa delle domande, che mi prendo a pugni da solo, che poi mi vien da chiederle se con lei nei paraggi potrei pure parlare allo specchio, ma inizia lei, con la voce rotta dal sonno
-Ma adesso, che ne diresti, se volessi dirti il mio nome?
Che io la vedo un poco insicura, e mi vien da pensare “poveretta, chissà come la trattava quel coglione d’un comunista con cui stava prima”.
E io che mi atteggio un  po’, non rispondo a lei, rispondo al messaggio –Ok, ci posso venire con un’amico?-
Che l’apostrofo ce lo metto, che va bene così, che se mi conoscono capiscono. Ma tanto non mi conoscono, ne lui ne Volpina.
E poi faccio, dopo essermi seduto nel letto, vicino a lei, averle preso la mano, averla guardata con i miei occhioni azzurri.
-Dipende, hai da fare sabato prossimo?
Che le proprie carte bisogna proprio giocarsele benissimo. Lei che rivela di chiamarsi Elena poi, dopo avermi detto che ci viene sì con me al compleanno sabato prossimo. Un nome un po’ poco comunista, dal mio punto di vista. Che non vuol dire niente però. Infatti mi par di capire che questa più che comunista essere era una comunista stare. Che stava con un comunista e quindi lo era anche lei.

Lei, Elena, la bellissima Elena, mi dice che deve andare, io le dico okay, che però mi piacerebbe rivederla presto, e lei mi dice che se ne va per una decina di ore e che torna dopo essersi lavata e che vuole che le prepari la cena, che è curiosa di sapere se cucino bene.
Io le chiedo se è un problema se c’è anche un amico, che oggi è mercoledì.
Lei mi fa che sì è un problema, ma che magari dopo scatta la cosa a tre e a lei queste cose piacciono.
E io non lo capisco, se sta scherzando o no.

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