Smiling like it’s no big deal, scrabby wounds that never heal: the woman was only a girl

Le Quattro ragazze a cui ho detto ti amo dall’”età del consenso”:

Che non credo di averne mai parlato propriamente, diciamo propriamente. Di Ludovica Murakami, di Gianna Arcobaleni, di Rosanna Jolie e di Elisabetta Kozelek.
Che non ne ho mai parlato che perché ci sarebbe tanto da dire, sul legame, sulle cose, su quello che penso io quando dico una cosa come “ti amo nell””età del consenso””. Che non lo dico proprio così, per esteso, in forma contratta lo dico io, che è solo “ti amo”, tipo.
Che queste quattro persone, tanto, scava scava, avevano tutte un preciso scopo nella mia vita, e che se io ho detto quelle due parole lì è perché lo so che il loro scopo cambia soltanto, quando lo fa il mio destino, mica si eclissa scompare e cose così.

Infatti poi io tipo adesso sai cosa dico? Dico che infatti ho proprio ragione. Che tanto non mi scappa mica, questa cosa. Non mi scappa mica questa cosa qui nelle persone, quelle due lì fra le quattro quassopra, di cui sono certo certissimo che l’importanza nel mio “destino” rimane salda. Rimane essenziale. Rimane, per lo meno, presente. Le altre due, le altre due non lo so. Hanno già fatto tanto, le altre due, che io gli mando un bacino e le ringrazio. Magari per ora, poi vediamo. Vediamo vediamo serio. Che tanto per il doppio della metà di queste due ho ancora dei dubbi serissimi, riguardo l’eventuale compiutezza nel destino.

Che per dire, io dico così, ma che ne sappia io, io spero proprio di non essermene dimenticata qualcuna, di ragazza a cui ho detto ti amo. Che a volte, presi dal momento, sai.

Intanto io prendo paura perché c’è un insettino che cammina sulla mia tastiera. Prendo paura perché credevo che era un ragno, e invece era una mosca piccola e un po’ scema che mi cammina proprio sotto la mano che finisce che la splatto, poverella. Poverella lei che la splatto.

“Come visit me tonight at 8 o’clock and then you’ll see how I am not the crazy one”

Che, ci tenevo a dirlo, vorrei un mondo all’altezza dei sogni che ho. E cioè 160 centimetri, circa.

Che poi, tanto, io: “all’alba vincerò”.

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