Coinvolgimento emotivo.

Gabriele Protagonisti si sveglia nel suo letto a righine e fissa il soffitto.
-Mi lasci in pace?
Chiede Gabriele Protagonisti al soffitto.
Perché oggi è un po’ così Gabriele, deve dar la colpa a qualcuno. E si sveglia che è ancora stanco, e la colpa è della prima cosa che vede: il soffitto.
Poi si gira verso la sveglia nera coi numeri rossi sul comodino, guarda l’ora e vede che c’è ancora e ancora tempo per dormire.
Allora si rivolge di nuovo al soffitto, poi però lo snobba e nella sua testa ringrazia qualcun altro, di poter ancora dormire.
-Ma come?, dice il soffitto, -Le cattive notizie sono colpa mia e quelle buone invece no?
-Lascia fare- risponde con dolcezza Gabriele -Lascia fare che non puoi capire, le colpe son degli altri, ma in questo momento i meriti son tutti suoi.
Il soffitto si tinge di rosso pieno di rabbia e disappunto e gelosia -Ma senti un po’ questo qui. Ma suoi di chi poi?
-Ma del coinvolgimento emotivo?

Che infatti, se Gabriele ha potuto girarsi sul fianco, abbracciare il cuscino e pensare e per un attimo credere che quel cuscino avesse la forma il colore e gli occhi di Lei, è merito proprio del coinvolgimento emotivo.
Che è una cosa un po’ così. Che quando ce l’hai ti sembra l’aria, quando non ce l’hai mica è difficile che ti manchi, se hai un paio di gambe e sai come usarle. Ma poi quando torna, comunque: aria.

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