I cambiamenti.

Fin da piccino quando scrivo qualcosa ho sempre scritto “commedie” nel senso Dantesco del termine.
Qualcosa che parte dalla tragedia(Inferno) per giungere poi a un lieto fineParadiso). E mi ritrovo in difficoltà a non capire perché, forse per una questione di tempistica e di amore per i cambi drastici di scenario, ma il lieto fine è, appunto, sempre alla fine.
E i finali non lieti, invece, non sono mai contemplati in me.

Che può sembrare una cosa ovvia, ma credo sia l’unico canone “convenzionale” che ho rispettato, quindi questo probabilmente potrebbe e dovrebbe indurmi a una riflessione un tantino più profonda.

Credo chela mia ricerca del lieto fine nella “fiction” stia giungendo a un matrimonio con il mio modo d’essere nel mondo reale, come in tutti i miei racconti mi ritrovo ad essere il protagonista nella merda fino alla bocca, nel momento in cui scorge la via attraverso “il grande cambiamento”,ì e la “salvezza”

C’è un’altra caratteristica interessante nei miei racconti più sostanziosi: sono incompiuti. Tutti. E tutti, metaforicamente, arrivano fino a questo momento, il momento del cambiamento, della svolta, della ritrovata volontà di combattere. E poi stop. Come se inseguissi una luce distante e attraverso i racconti sognassi di raggiungerla, per poi non sapere che farne una volta raggiunta. Ciò accade perché quella luce applicata al mondo reale non ho idea di cosa sia. So quanto sia forte il desiderio di raggiungerla, ma poi non so cosa farne.

Quindi ora, spavaldamente, lo dico. Sono qui. Con questa luce in mano, pronto a trovare Aimee, a scoprire chi ha ucciso Alessandro, a scoprire se Foschia creda nell’amore e a ringraziare Caroline per avermi riportato in vita. Sono pronto a porre fine a tutte le storie che ho iniziato, perché “tutti i pezzi giacciono dove li ho lasciati, e lì mi aspettano”. Sono pronto a sistemare i vecchi conti con una nuova forza. E domani, e il futuro, e il resto, e il nuovo. Tutte queste cose le affronterò con sguardo sicuro e mano salda a stringere il mio passato. Come un’arma e come una compagna. Mano nell’elsa e mano nella mano.

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