7.37

Che giornata era per Andrea Serviglia?
Una giornata come le altre. Che iniziò come tutte le altre.
La sveglia che suona alle 7.37, precise, Andrea che la fissa e controlla se oggi le sia stato donato il superpotere della manipolazione del tempo, e abbia quindi la facoltà di trasformare questo suo ritardo in essere in un’altra ora da dormire in avere.

Niente superpotere nemmeno oggi.
-Avanti così Dio! Grazie eh, sei il solito amore.
Disse con la sua voce buffa e spezzata dal sonno.

La notte prima era andata a dormire tardi, molto tardi, era stata al telefono fino alle 5 a spiegare al suo ex ragazzo Ernesto che, sì, era effettivamente finita. E che poteva piangere quanto voleva ma al terzo tradimento la pena è la sedia elettrica. Metaforicamente parlando.

Non che Andrea l’avesse presa particolarmente male, era una bellissima ragazza, ma aveva qualche difficoltà nel legarsi emotivamente all’umanità. In fondo le riusciva difficile biasimare Ernesto per averla tradita, di sicuro non era in grado di dare affetto e amore a un ragazzo, che di conseguenza andava a cercarlo in altri e altri occhi.

Si ricordava la prima volta che erano andati a letto insieme. Fu divertente, almeno per lei, lui al fine dell’atto tentò di uscire in tutta fretta da casa.
-C’è qualcosa che non va?
Aveva chiesto Andrea, con voce vagamente preoccupata, ma sicuramente più incuriosita da quello strano comportamento.  Nessuno usciva dopo essere stato con lei.
-No, no, è solo che… niente, ho un impegno.
Chiuse la porta e sparì, per un po’.

Quando si incontrarono di nuovo, lui le spiegò.

-Scusami, è che i tuoi occhi, mentre fai… Scusami, mi sembrava di essere a letto con un cadavere.
Andrea non capì, sapeva per certo che il calore del suo corpo e le reazioni che aveva durante l’atto erano tutt’altro che quelle di un cadavere, e allora cosa c’era che non andava, cosa voleva dire quella frase? Cosa significa avere gli occhi di un cadavere mentre si fa l’amore?
In realtà, fu perplessa per pochi istanti, poi la cosa la divertì.

-Infatti, io sono un fantasma.

Lui la guardò, ci pensò e poi disse
-Non mi importa, voglio rivederli, quegli occhi.

E questo fu l’inizio della storia che era appena finita.
Ci ripensava con divertimento, Andrea, la persona che aveva la morte negli occhi e ne era divertita.

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