L’amore che posso.

A leggere questo libro di Paolo Nori, in vasca, mi è preso un po’ il male di vivere.

Paolo Nori è uno scrittore molto bravo, che però è stato lasciato sia da Bassotuba che da Francesca. E con Francesca aveva pure una figlia. Cioè, ce la ha. Si chiama Irma, ed è bellissima e sveglissima a leggere le cose che racconta lui.

E niente, mi prende un po’ il male di vivere perché arrivo a un punto della vita in cui c’è questa sorta di disillusione cosmica verso il lieto fine che vien da sé, e ci si sente in dovere di meritarsi le cose, e guardi alla tua vita e guardi a quello che sei e pensi: io cosa potrei dare, a un’eventuale persona ora cosciente e matura che magari avesse per 2 minuti il pensiero di passare la sua vita con me? Mi pare niente di ché.

E il pensiero non è solo quello: come posso essere certo che comunque non sarebbe un bene per lei andarsene da un’altra parte, al posto di stare qui appresso a me?

Mi viene in mente un momento della mia vita insieme a  Ludovica, eravamo a Roma, in vacanza, e lei mi ha detto che ha pensato seriamente, quella volta che si è ammalato suo papà, dii frequentare la facoltà di medicina. Che se suo papà fosse stato ammalato in maniera davvero “importante” lei avrebbe fatto, avrebbe lasciato andare così un po’ così tutti i suoi sogni le sue aspirazioni le sue x per frequentare la facoltà di medicina.

A me viene difficile ripensare ai sentimenti passati, molto difficile. Quando penso a una persona tutto ciò a cui riesco a pensare è ciò che provo per lei nel momento in cui ci penso. Quindi l’amore che riesco a provare e di conseguenza a dare è un sentimento di cui non sono sicuro perché è un sentimento che non provo, adesso.

E mi è venuta in mente, non potendomi venire in mente la quantità d’amore che provavo in quel momento, una dimostrazione diretta di quell’amore, che quindi può fare indice di quanto amore provassi e quanto amore potessi dare.

Le dissi, a Ludovica, che magari non eravamo nemmeno a Roma ma mi sembra di sì, le dissi che se lei avesse voluto fare medicina mi sarei opposto. E non mi ricordo se l’ho detto o l’ho solo pensato, penso di averlo pensato e non detto perché Ludovica certe cose come è giusto che sia se le lega un po’ al dito e poi risaltano fuori, e questa non è mai saltata fuori, ma ho pensato che sarei arrivato a porre un ultimatum, un “o vai a medicina o stai con me”.

Che voi che non capite direte “è questo l’amore che dici tu? Un ultimatum alla persona che dovresti amare?”.

E voi non capite infatti, ma io lo vedo, non lo sento purtroppo, ma lo vedo benissimo, quanto grande era quell’amore lì. Riacquisto un po’ di fiducia in me. E ricomincio a fare le cose che facevo.

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Una risposta a L’amore che posso.

  1. Hate To Choose One ha detto:

    “avrebbe lasciato andare così un po’ così tutti i suoi sogni le sue aspirazioni le sue x per frequentare la facoltà di medicina.”
    Credo di aver intravisto l’Amore nell’ultimatum.

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