“Super e\o Eroi”#1: Il Supereroe.

Potrei presentarmi come un supereroe se questa parola avesse mai avuto un senso per me. Essere perso nel tutto cosmico e tentare di contrastare il senso di impotenza è sempre stato troppo per me. Un eroe, se dovessi parlare e definire questa parola, sarebbe qualcuno che ha precisa coscienza di sé e che combatte con un preciso motivo.
Io ho salvato vite, ho cambiato persone, ho creato idee; ma l’ho fatto per ammazzare il tempo.
Capisco cosa per i miei simili è considerato “bene” e cosa è considerato “male” , scelgo il bene e lo faccio per convenienza. Se avessi il coraggio di scegliere il male, probabilmente la mia vita sarebbe più complicata. Se sei “super” diventare quello che gli altri chiamano “eroe” è fin troppo facile, ci si guadagna troppo con troppo poco sforzo. La consapevolezza di non essere un eroe giace in me ferma e immobile. La consapevolezza che non ci sia nulla a questo mondo che possa mettermi alla prova preme forte sul mio nervo della noia.
Essere eroe  essendo “super” è facile. I veri eroi sono quelli che sono eroi senza avere il dono che ho io. Quelli che non sono mai stati non hanno mai ricevuto un dono del genere e comunque non rinunciano a lottare e a rischiare la vita per gli altri.

Io da quando ho ricevuto questo dono non ho mai rischiato la vita per gli altri, anche perché, tra le altre cose, sono immortale; “tra le altre cose” perché poi posso anche fare quasi qualsiasi cosa. Ed è così da almeno cinque anni. Mi piace salvare la gente, però non mi emoziona, la mia vita non è cambiata da quando posso fare tutto questo.

E anche stanotte cammino per questa strada deserta, in cerca come sempre di un senso. Non una persona, o uno scopo, un senso, un perché. Se tutti muoiono, perché li salvo? Perché mi piace sentirmi apprezzato. Se il piacere finisce, perché cerco il piacere? Perché siamo tutti imbarazzanti, vuoti e inutili. E riempiamo i nostri vuoti di piaceri fisici. In mancanza di un senso, mentre cammino di notte, mi accontento di un passatempo che possa farmi sopravvivere alla noia.

«Ma tu sei il Supereroe?» voce squillante, entusiasta, faccia dolce, 18 anni al massimo. Una bellissima ragazza. Ci sono due secondi  in cui il nulla ti pervade anche in queste situazioni. Ti chiedi che utilità abbia quello che stai per fare.
Ti rendi conto che non ne ha nessuna, e rischi di cedere e lasciare andare. Poi, un’altra domanda “Quale cosa ha un’utilità reale?”, te la propone la tua testa, questa domanda, tu non fai niente, comincia solo a girare per la tua testa. “nessuna” rispondi a te stesso.  E dopo questo breve scambio di battute interiore, il copione è sempre lo stesso. «Si, io sono il supereroe».

***

Qualche minuto dopo le due nudità si scontrano sotto un lenzuolo bianco, lei si vergogna, è la sua prima volta. Lui è gentile, ma le fa capire che è un’occasione irrinunciabile, che non le capiterà mia più una fortuna simile. Si sente un animale, si riconosce nell’animale che è, ma non gli importa. Raggiunge l’orgasmo, che è qualcosa, ma questa sera, con questo vuoto dentro  è troppo grande. Lei prende paura, le richieste di lui la spaventano, però si fida, si fida sempre di più, anche quando fa male, anche quando piange, lei si fida di lui perché lui ha salvato un sacco di gente e quindi è buono. Perché lei non sa che il bene e il male non esistono, esiste soltanto la noia.

E poi le domande che si alternano nella testa dell’eroe che cerca la verità nell’estremo e nella sottomissione, più per mancanza di alternative che per reale valore. E trova la sua risposta affondando a morte i canini nel collo di quella ragazza. E mentre la ragazza muore, lui è finalmente triste.

Mentre lui è triste, piange. Mentre piange, è vivo, nella sofferenza è vivo, molto più vivo di quanto non sia mai stato nella gioia. Salvare la vita a qualcuno porta comunque alla morte inevitabilmente, dopo qualche tempo. Uccidere impunemente qualcuno distrugge un mondo che non verrà mai più ricostruito. Il mondo che inizia e finisce con la persona uccisa.

Il supereroe è vivo, fa sparire il cadavere ed è vivo. Non si fa scoprire, torna alla sua vita e torna a morire, fino alla prossima notte.

“Per ogni salvato di giorno, ci sarà un morto nella notte. Regalerò vita a qualcuno e la toglierò a qualcun altro. Salverò vite altrui per salvare la mia stessa vita”

Intanto la città acclamava a gran voce le gesta del “Supereroe”.
Questo ragazzo di poco più che venti anni che da qualche anno portava “la luce della speranza nel disastro urbano”, ponendosi come “ultimo baluardo fra lo spadroneggiare della criminalità da strada”.

Siamo in un futuro molto lontano temporalmente eppure così vicino, in un’epoca in cui gli estremi si scontrano per il cambiamento o per la distruzione definitiva.
Sono gli ultimi minuti di questa umanità, e il più forte e glorioso rappresentante della stessa ha appena ucciso una ragazzina per la noia.

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3 risposte a “Super e\o Eroi”#1: Il Supereroe.

  1. S07837 ha detto:

    Cazzate, non per noia; il superioreroe sta solo cercando qualcuno che lo salvi sul serio. (la volontà—potenza non ha niente di un processo creativo senza condivisione)

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