Una questione di grazia.


Dalle note de “
L’arte della Guerra” della Newton Comption Editori, quelle edizioni bellissimi a 99centesimi, apprendo che ci sono questi 5 modi di dire cinesi molto carini:

 

  1. Tianjing, “pozzo celeste“: indica un luogo circondato sui quattro lati da alte pareti.

  2. Tianlao, “prigione celeste“: indica un luogo isolato su tre lati, in cui è facile entrare e da cui è difficile uscire.

  3. Tianluo, “rete celeste“: indica un luogo con erbe fitte, in cui si possono celare delle punte acuminate infitte a terra

  4. Tianxi, “trappola celeste“: indica un terreno inzuppato d’acqua, in cui i carri non possono avanzare;

  5. Tianxian, “crepaccio celeste“: indica il punto di convergenza di due montagne, in cui la strada si restringe pericolosamente

 

La radice, “Tian”, dovrebbe significare “heaven”, cielo: uno dei più antichi termini e un concetto chiave per la mitologia cinese, per la filosofia cinese e per la religione cinese, quindi immagino che il celeste non sia un’identificazione cromatica quanto legata al cielo.

Pare anche, nella trazione cinese, Tian(cielo) e Di(terra), siano i confini entro cui sono compresi i tre reami della realtà, tra cui il reame occupato dagli umani, Ren.

In che modo tutto ciò è interessante? Non lo so, io lo trovo molto interessante per partito preso. Come quando si trova bella una ragazza senza particolare motivo, o si pensa che una particolare conoscente sia la ragazza più bella del mondo, senza avere un vero motivo per pensarlo.

Sono cose che mi succedono, eleggo le cose a cose interessanti, elevo le persone a individui celesti che hanno poco a spartire con il resto dell’umanità, e non lo faccio con delle precise motivazioni, lo faccio a istinto, a passione, seguendo un’ideale madre ch’è probabilmente l’amore assoluto per tutto ciò che è grazioso.

 

In che modo i termini sopraelencati sono graziosi?

Abbiamo sconfitto il nostro nemico, nascosti nella nostra fortezza, oppure abbiamo sconfitto il nostro avversario, grazie al nostro pozzo celeste.

 

Li abbiamo messi con le spalle al muro, oppure li abbiamo spinti verso una prigione celeste.

 

La grazia non conosce urla che non siano musica, la grazia non conosce linguaggio sgradevole che non sia asservito al discorso in maniera totale, la grazia non conosce errore che non sia fonte di miglioramento.

C’è questo aneddoto, su un grande uomo, Adriano Olivetti, che chiese a un suo dipendente quale fosse l’opposto del peccato.
La virtù, rispose lui.
Buona risposta, ma errata: la risposta giusta è la grazia.

 

Quando c’è grazia non c’è peccato, quando c’è rispetto c’è ordine, quando c’è passione c’è sudore.

 

Grazia, rispetto e passione.
Grazia, rispetto, passione.

Graziarispettopassione.

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