Pandora, Episodio II

Scritto dall’Uncanny Artist VI, Xenia.

 

“Mi chiamo Rebecca Zimmer e questa è la mia confessione.

Era il 20 febbraio di quest’anno, l’anno 33, un pomeriggio freddo, ricordo il vento gelido sulla mia pelle, il display del grattacielo CopOrp segnava una temperatura di due gradi centigradi, mi sembra di poter ancora sentire il calore della sciarpa e dei guanti mentre mi aggiravo per le vie della città sulla mia bici.

Stavo tornando a casa dopo una riunione del consiglio di facoltà, ero assorta nei miei pensieri come spesso mi accade, forse è stato per quello, forse è stato per il sottile strato di ghiaccio sull’asfalto, in ogni caso scivolai e caddi.

Non mi feci del male, ma la mia cartella si aprì e molti appunti si sparpagliarono per la strada.

Mi rialzai, appoggiai la bici ad un muro e mi misi a rincorrere i fogli che venivano spostati dal vento, quasi si stesse prendendo gioco di me.

Un’ unica pagina sembrava intenzionata a volermi scappare, mi aveva portato in un vicolo cieco adibito alla raccolta della spazzatura, finalmente il pezzo di carta si fermò e fu quando mi chinai per raccoglierlo che la vidi.

Una mano piccola e bianca spuntava da sotto una serie di sacchi di plastica che contenevano centinaia di lattine di CorpCola, mi avvicinai e incominciai a spostare i cumuli di spazzatura come se stessi seguendo un riflesso incondizionato.

Lo spettacolo che mi si presentò davanti era a dir poco agghiacciante: sotto quella pila di lattine c’era una ragazza, completamente nuda.

Le labbra blu, probabilmente stava entrando, se già non vi era entrata, in uno stato di ipotermia, il cielo solo sa da quanto fosse la sotto. Il cranio completamente rasato attraversato da una serie di cicatrici biancastre, le braccia con enormi ematomi sulle vene, come se fosse stata attaccata a dei macchinari, lividi su tutto il petto, inoltre aveva un grosso squarcio sulla gamba sinistra da cui perdeva sangue.

Le sentì il polso, era debole ma batteva ancora.

Feci per chiedere aiuto a dei passanti, chiamare un agente o un’ ambulanza, quando suonò la sirena di allarme e in tutti i display della città apparve il seguente messaggio: ATTENZIONE, CODICE 24B, LIVELLO DI ALLARME ARANCIONE, EVASIONE DI SOGGETTO OSTILE, CHIUNQUE NE ABBIA NOTIZIE E’ OBBLIGATO A INFORMARE LA POLCORPOP seguito da foto segnaletiche della ragazza alla quale avevo appena misurato il debole battito.

Il messaggio continuò per qualche minuto ad andare in loop su tutti gli schermi, fino a quando ritornarono le normali trasmissioni e venne passato solamente in sovraimpressione.

Avrei fatto meglio ad allontanarmi forse, a scappare, a informare la PolCorpOp, anche se sarebbe stata una vigliaccata.

La ragazza sembrava molto giovane, al massimo poteva avere diciotto, diciannove anni, non ero in grado di dirlo con esattezza dato che era ridotta piuttosto male. Cosa poteva aver fatto di così terribile quel corpo emaciato?

Forse la sua unica colpa era essere arrivata in questo paese senza i documenti adatti e quindi l’avevano messa in un centro di confino, forse era diventata inabile e avevano deciso di sopprimerla.

Inabile, il solo sentire questa parola mi fa rabbrividire, possibile che siamo arrivati a tanto?

La guardai un’ ultima volta e pensai che non l’avrei lasciata morire.

Non avrei permesso che la portassero in un centro di confino dove chissà cos’ altro le avrebbero potuto fare ancora, aveva sopportato abbastanza.

Mi tolsi il cappotto e la ricoprì per bene, cercai di farle prendere conoscenza ma non si svegliava, era svenuta.

Ogni tanto usavo delle maschere morfo facciali per sfuggire alle telecamere di sicurezza che erano disseminate per la città, fortunatamente il vicolo sembrava essere una zona non coperta, altrimenti l’avrebbero trovata subito.

Le feci indossare la maschera, i lineamenti del suo viso mutarono fino a renderlo impossibile da identificare alle telecamere, per precauzione ne indossai una anch’io.

Decisi di abbandonare la bici e di chiamare un taxi, il tassista era un ometto basso e tarchiato, dall’aria scorbutica e scontrosa.

Appena si accorse che la giovane era priva di sensi sbottò immediatamente “Che ha la tua amica? Guarda che io non voglio mica guai qua dentro”.

“Non è niente, si è solamente sentita poco bene e adesso la riporto a casa”.

Portarla in ospedale era fuori discussione, l’avrebbero schedata e mandata al confino all’ istante, l’unica soluzione era sperare che si riprendesse nel mio appartamento.

“No no no” fece il tassista scuotendo il dito indice “secondo me è un’inabile, non so perché lei stia cercando di aiutare questa morta vivente signorina, ma io non voglio averci proprio niente a che fare. Se quelli della PolCorp lo scoprono mi tolgono immediatamente la licenza, e poi chi porta da mangiare stasera ai miei figli, lei?”

Stava per chiamare la centrale quando io alzai in mano un rotolo di banconote da 1000 in modo che le potesse vedere dallo specchietto retrovisore, immediatamente si bloccò.

“Forse questi le faranno cambiare idea”.

L’ometto si girò piano, prese i soldi e iniziò a contarli avidamente “1500 e non se ne parla più” disse sottovoce.

“1500 e lei fa in modo che questa corsa non venga registrata”.

“Va bene, ma se la sua amica sporca o rovina il mio taxi in qualche modo non solo paga i danni ma la denuncio anche, intesi?”

Allungai un’altra banconota e dissi: “Le consiglio di muoversi se non vuole finire nei guai”.

“Lei è una berlinese vero? Si vede da come è abituata a dare ordini a destra e manca, tutti uguali voi berlinesi” sentenziò il tassista facendo partire il motore.

“Ma si ricordi che tutti questi bei palazzi e queste strade le abbiamo costruite noi immigrati dall’anno 16 in poi con il sudore della nostra fronte, e voi vi credete i padroni di tutto, appena metto via un po’ di soldi io me ne vado da questa fogna di città, me ne vado!” borbottò per poi sputare fuori dal finestrino.

L’omino si lamentava tanto ma alla fine aveva accettato la tangente, tutti lo fanno.

Sulla carta sono ligi alle regole della CorpOp perché ne hanno paura, ma quando si tratta del dio denaro ogni tipo di norma svanisce magicamente, se hai grandi mezzi economici sei il padrone della città e tutto ti è concesso.

Questa maledetta città, enorme ragnatela di cemento e catrame senz’anima, guardavo i suoi palazzi scivolare via dal finestrino mentre continuavo a misurare il battito del polso alla ragazza, debole ma c’era ancora.

Arrivati al mio appartamento il tassista ci fece scendere immediatamente, “lei non mi ha mai visto” intimò, poi sfrecciò via con il suo mezzo, sparendo per sempre dalla mia vista.

La portai dentro casa mia, pesava poco, era pelle e ossa d’altronde, la misi a letto e iniziai a coprirla il più possibile.

Non sembrava riprendere conoscenza, decisi nel frattempo di pulire la ferita sulla gamba e di mettere dei piccoli punti, avevo imparato come fare grazie a delle lezioni di pronto soccorso durante un campo scavi nel settore C-27.

Feci il possibile e un poco alla volta notai le labbra che riprendevano debolmente colore, il petto che si abbassava e alzava in un respiro regolare.

“Non morirai” pensavo “non oggi almeno”.

Sapevo di essermi cacciata in un grossissimo guaio. Mi avrebbero scoperto facilmente, ma non potevo chiudere gli occhi e fare finta di niente come al solito. Dovevo agire, era come se una forza misteriosa mi guidasse e mi desse la forza che mi era sempre mancata.

Avevo già alcuni contatti con i ribelli, ma erano contatti superficiali e per lo più inerenti ai miei studi, non alle loro cause.

Questa volta era diverso, sentivo di non poter fare altrimenti.

Presi una sedia e l’avvicinai al letto, continuavo a fissare la testa rasata, una trama di cicatrici infinita, come se qualcuno si fosse divertito ad aprirla a sezioni.

Mi chiedevo chi fosse, a quali operazioni l’avessero sottoposta, poteva avere dei seri problemi di salute, avrebbe potuto essere infettiva o peggio, ma qualcosa mi diceva che sarebbe andato tutto bene, che avrei avuto delle risposte presto, dovevo solamente aspettare.

Mi addormentai e feci un sogno strano.

Non sapevo dove mi trovassi, sapevo solo che non ero io.

Mi sembrava di essere in una città, un villaggio semi rurale, in un piccolo mercato agro alimentare.

Nel sogno sto guardando un cesto di mele, sono perfette, rosse, lucide e rotonde, viene voglia di prenderle e morderle.

All’ improvviso un rombo assordante, la terra inizia a tremare, perdo l’equilibrio e cado.

Mi rendo conto di non riuscire più a vedere nulla, i miei occhi sono aperti ma è come se non lo fossero, vedo solo nero, sono terrorizzata.

Un sibilo fastidiosissimo mi penetra nei timpani, cerco di tappare le orecchie con le dita, ma è inutile, il rumore è troppo forte.

Non saprei dire quanto tempo passa, ma lentamente ritorna la vista, anche se gli occhi bruciano da impazzire e il sibilo rimane sempre di fondo ma scema d’intensità.

Sono ancora a terra, guardo in alto e il cielo è diventato una palla di fuoco incandescente, è uno spettacolo tremendo, sembra la fine del mondo.

La gente è in preda al panico più totale, le persone urlano, cadono a terra, si calpestano a vicenda, io guardo i volti contratti dalla paura, sembrano tutti dei giganti e mi sento così piccola al loro confronto.

Cerco di non farmi schiacciare dalla folla, alcuni mi calpestano, mi fanno male, inizio a piangere e a gridare.

Le suole delle scarpe mi schiacciano il costato, sento il sapore del sangue nella bocca.

Cerco di divincolarmi e riesco a rotolare sul selciato, finisco sotto ad una bancarella e mi sembra di essere al sicuro, anche se il banco continua ad essere urtato e traballa in modo instabile.

Mi porto alla faccia una mano ed è piena di sangue, singhiozzo per il dolore e la paura, mi raggomitolo e svengo.

Quando riprendo conoscenza sento solamente silenzio, un silenzio innaturale, insolito, strano.

Provo dolore in tutto il corpo, ma mi faccio coraggio e sollevo un lembo della tenda.

Non c’è ombra di vita, molti banchi rovesciati, frutti appassiti a terra intervallati da corpi umani, mentre il cielo è diventato verdastro e l’aria rovente.

Faccio per rientrare all’interno quando una mano bardata da un guanto mi blocca.

E’ un militare in divisa antiradiazione bardato di tutto punto, con la maschera antigas sembra un mostro e io tento di sfuggirgli, ma lui mi solleva e inizia a parlarmi dolcemente in una lingua che non conosco, immediatamente mi sento più tranquilla.

All’improvviso mi svegliai di soprassalto e mi accorsi che anche la ragazza era sveglia.

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